salse

Marmellata di pere e cioccolato fondente

 

 

Mi piace leggere le fiabe, fiabe di tutto il mondo. Credo che dalle fiabe si capisca molto di una terra: il modo di vivere, i valori, il concetto legato alla considerazione della donna e il senso dell’esistenza addirittura.

 

In un momento di pausa dalle mille cose e dopo aver avuto una discussione particolarmente “illuminante” ho deciso di dedicarmi un bella fetta di pane con questa marmellata di cioccolato e pere che è deliziosa. E poi mi son detta, e perchè no mi leggo una fiaba.

 

Ve ne riporto qui una, che mi piace ma più che altro mi fa ridere:

 

Perchè ci sono tanti idioti  (Senegal)

Tanto tempo fa c’erano pochissimi idioti nel mondo rispetto a oggi. Quando se ne trovava uno da qualche parte, subito veniva cacciato via dal villaggio. Oggi, invece, bisognerebbe cacciare via la metà del villaggio e ancora ciò non basterebbe. Ma come si spiega che ci sono in giro tanti idioti? Ecco come sono andate le cose.

Un giorno tre idioti che erano stati cacciati via da un villaggio per colpa dei loro pettegolezzi, si ritrovarono ad un crocevia e dissero:
«Forse arriveremo a qualche cosa di utile se riuniremo l’intelligenza di tre teste stupide».
E proseguirono il loro cammino insieme. Dopo un certo tempo, arrivarono davanti a una capanna dalla quale uscì un vecchio uomo che disse loro:
«Dove andate?».
Gli idioti alzarono le spalle e risposero:
«Dove ci porteranno le nostre gambe. Ci hanno cacciato via dal nostro villaggio per le nostre imbecillità».

Questo vecchio aveva tre figlie anche loro imbecilli e si dimostrò comprensivo.

Il vecchio rispose: «Allora entrate. Vi metterò alla prova».

L’indomani, chiese al primo idiota:«Tu, vai a pesca!». E al secondo: «Vai nel bosco e porta dei sassi legati con treccine di corde!». Poi al terzo:«E tu portami delle noci di cocco!». Gli idioti presero un recipiente ciascuno, un’ascia e un bastone e si misero in strada.

Il primo si fermò vicino al fiume e si mise a pescare. Quando il suo recipiente fu pieno, ebbe di colpo sete; ributtò tutto il pesce in acqua e tornò a casa a bere.
Il vecchio gli domandò: «Dove sono i pesci?».
Egli rispose: «Li ho rimessi nell’acqua. Mi è venuta sete e sono ritornato veloce a casa per bere».
Il vecchio si arrabbiò: «E non potevi bere al fiume?» gli chiese.
L’idiota rispose: «Non ci ho pensato…»
Durante questo tempo, il secondo idiota che era stato nel bosco, si preparava a ritornare a casa poichè si era reso conto che non aveva corda per legare i sassi.
Il vecchio si arrabbiò di nuovo: «Perché non hai portato qui i sassi con il tuo recipiente?». Egli rispose: «Non ci ho pensato…».

Il terzo idiota montò su una palma da cocco, mostrò le noci di cocco al suo bastone e  gli disse: «Tu devi buttare a terra queste noci di cocco, hai capito?». Scese e cominciò a lanciare il bastone sulle noci di cocco. Ma non riusci a far cadere nessuna noce. Anche lui ritornò a casa a mani vuote.E una volta ancora il vecchio si arrabbiò: «Poiché se eri sulla palma, perché non hai colto i frutti con le mani?».
Egli rispose: «Non ci ho pensato…».
Il vecchio capì che non avrebbe combinato niente di buono con quei tre scemi.

Gli diede in moglie le sue tre figlie e li cacciò via tutti quanti.
Gli idioti e le loro mogli costruirono una capanna e vi vissero bene e male.
Ebbero figli tanto stupidi quanto erano loro, le capanne si moltiplicarono e gli idioti si disseminarono in tutto il mondo.

:D

Adesso la ricetta.

 

 

Ingredienti

500 g di pere
100 g di zucchero di canna
una bacca di vaniglia
il succo di mezzo limone
200 g di cioccolato fondente

 

Preparazione

1. Sbucciare le pere e tagliarle a pezzi

2. Mettere sul fuoco una pentola con le pere, lo zucchero, il limone e la vaniglia.

3. portare a ebollizione senza far attaccare le pere sul fondo.

4. Aggiungere il cioccolato a pezzi fuori dal fuoco e farlo sciogliere.

5. Rimettere sul fuoco continuando a mescolare finchè il composto non diventa denso.

6. Mettere il composto ancora caldo in barattoli sterili e chiuderli bene con il loro tappo.

7. Una volta freddi, controllare che i tappia siano sigillati (non devono fare clic clac se premuti) e bollirli a bagno maria per 20 minuti.

In questo modo la composta si manterrà per mesi.

 

 

Consigli:

Calda è ottima come dessert da servire con ei biscotti al te o al riso.

 

Decorate il tappo, mangiatelo subito, regalatelo insomma fate come volete ma dovete assolutamente provare questa buonissima marmellata!

Lo dico per voi!

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Lampredotto fiorentino, come farselo a casa.

 

Scritto, realizzato e mangiato da Samuele

Oggi sveliamo i segreti del piatto Re della della cucina fiorentina di strada: il lampredotto. Se passate da Firenze non fatevi mancare un bel panino col lampredotto e salsa verde che uno dei tanti lampredottai vi saprà preparare con arte. In mancanza del lampredottaio D.O.C. ognuno di noi può provare a farselo a casa, una volta reperita la materia prima da un fornito macellaio di qualità.

Ma cos’è sto lampredotto? Il lampredotto non è altro che l’abomaso della bestia (leggasi Bos taurus), ovvero uno dei suoi quattro stomaci. È formato da due parti, la spannocchia parte più grassa, bianca e gelatinosa e la gala, che è la parte più buona e saporita, molto increspata e di colore violaceo. Il nome pare che derivi da una qualche somiglianza con la lampreda (che personalmente non ho riscontrato..), pesce parassita, ma assai gustoso che fino a qualche tempo fa si riusciva a trovare in Arno.

Il lampredotto è un piatto povero (leggasi, per intenditori, per palati sopraffini)… All’ipercoppe (ovvero al centro commerciale Ipercoop Toscana) possiamo trovare un buon lampredotto lessato, pulito e pronto per essere cucinato a nemmeno 4 €/Kg!

Il lampredotto deve essere bollito a lungo in un buon brodo di verdura rosso di pomodoro, quindi si mangia in un panino imbevuto nello stesso brodo e con sale olio pepe e peperoncino e abbondante salsa verde!

Adesso che sappiamo con cosa abbiamo a che fare passiamo alla preparazione.

 

INGREDIENTI

per 4 persone:

 

1 Kg di lampredotto già pulito

4 grossi panini (o del buon pane toscano)

sale pepe e peperoncino a proprio gusto

 

Per il brodo:

 

1 grossa cipolla

3-4 carote

una manciata di gambi di prezzemolo

qualche costola di sedano

3-4 pomodori (o un barattolo di passata)

 

Per la salsa verde:

200-300 grammi di prezzemolo

olio extra vergine di oliva TOSCANO

pane

un uovo

aglio

limone

sale

 

PREPARAZIONE

Per prima cosa prepariamo il brodo mettendo le suddette verdure in pezzetti grossolani in una grossa pentola d’acqua fredda salata, che portiamo lentamente ad ebollizione. Dopo circa dieci minuti di ebollizione aggiungiamo il lampredotto, con la gala rivolta in giù. Lo facciamo bollire per almeno 60-90 minuti. A fine cottura togliamo il lampredotto e serbiamo il brodo. Eventualmente a seconda del proprio gusto possiamo decidere se dividere la gala dalla spannocchia ed eliminare quest’ultima. Quindi si posa il lampredotto sgocciolato sul tagliere e si taglia a pezzetti sottili.

Nel frattempo prepariamo la salsa verde. Mettiamo nel mixer circa due etti di foglie di prezzemolo (solo le foglie, i gambi sono amari e sanno d’erba) un bicchiere scarso d’olio extra vergine di oliva toscano (se sa di sansa, ovviamente rovina tutto il gusto!) una fetta di pane ammollata in acqua e strizzata, qualche zesta di limone e un po’ di succo, un uovo sodo (senza guscio!) alcuni spicchi d’aglio, quindi sale quanto basta. Facciamo andare il mixer fino a quando la salsa non è omogenea. (Comunque sia, ognuno ha la sua ricetta per la salsa verde: sentitevi liberi di modificare proporzioni ed ingredienti con regola e ragione secondo proprio gusto.)

 

A questo punto si possono preparare i panini. Si spaccano i panini in due e si tuffano per un attimo nel brodo dalla parte della mollica. Quindi si riempono di lampredotto ben caldo (molto importante!) e si conclude con sale, pepe e peperoncino a piacimento e abbondante salsa verde.

Oggi sveliamo i segreti del piatto Re della della cucina fiorentina di strada: il lampredotto. Se passate da Firenze non fatevi mancare un bel panino col lampredotto e salsa verde che uno dei tanti lampredottai vi saprà preparare con arte. In mancanza del lampredottaio D.O.C. ognuno di noi può provare a farselo a casa, una volta reperita la materia prima da un fornito macellaio di qualità.

 

Ma cos’è sto lampredotto? Il lampredotto non è altro che l’abomaso della bestia (leggasi Bos taurus), ovvero uno dei suoi quattro stomaci. È formato da due parti, la spannocchia parte più grassa, bianca e gelatinosa e la gala, che è la parte più buona e saporita, molto increspata e di colore violaceo. Il nome pare che derivi da una qualche somiglianza con la lampreda (che personalmente non ho riscontrato..), pesce parassita, ma assai gustoso che fino a qualche tempo fa si riusciva a trovare in Arno.

Il lampredotto è un piatto povero… All’ipercoppe (ovvero al centro commerciale Ipercoop Toscana) possiamo trovare un buon lampredotto lessato, pulito e pronto per essere cucinato a nemmeno 4 €/Kg!

Il lampredotto deve essere bollito a lungo in un buon brodo di verdura rosso di pomodoro, quindi si mangia in un panino imbevuto nello stesso brodo e con sale olio pepe e peperoncino e abbondante salsa verde!

 

Adesso che sappiamo con cosa abbiamo a che fare passiamo alla preparazione.

 

Ricetta per 4 persone:

 

1 Kg di lampredotto già pulito

4 grossi panini (o del buon pane toscano)

sale pepe e peperoncino a proprio gusto

 

Per il brodo:

 

1 grossa cipolla

3-4 carote

una manciata di gambi di prezzemolo

qualche costola di sedano

3-4 pomodori (o un barattolo di passata)

 

 

Per la salsa verde:

200-300 grammi di prezzemolo

olio extra vergine di oliva TOSCANO

pane

un uovo

aglio

limone

sale

 

 

 

Per prima cosa prepariamo il brodo mettendo le suddette verdure in pezzetti grossolani in una grossa pentola d’acqua fredda salata, che portiamo lentamente ad ebollizione. Dopo circa dieci minuti di ebollizione aggiungiamo il lampredotto, con la gala rivolta in giù. Lo facciamo bollire per almeno 60-90 minuti. A fine cottura togliamo il lampredotto e serbiamo il brodo. Eventualmente a seconda del proprio gusto possiamo decidere se dividere la gala dalla spannocchia ed eliminare quest’ultima. Quindi si posa il lampredotto sgocciolato sul tagliere e si taglia a pezzetti sottili.

 

Nel frattempo prepariamo la salsa verde. Mettiamo nel mixer circa due etti di foglie di prezzemolo (solo le foglie, i gambi sono amari e sanno d’erba) un bicchiere scarso d’olio extra vergine di oliva toscano (se sa di sansa, ovviamente rovina tutto il gusto!) una fetta di pane ammollata in acqua e strizzata, qualche zesta di limone e un po’ di succo, un uovo sodo (senza guscio!) alcuni spicchi d’aglio, quindi sale quanto basta. Facciamo andare il mixer fino a quando la salsa non è omogenea. (Comunque sia, ognuno ha la sua ricetta per la salsa verde: sentitevi liberi di modificare proporzioni ed ingredienti con regola e ragione secondo proprio gusto.)

 

A questo punto si possono preparare i panini. Si spaccano i panini in due e si tuffano per un attimo nel brodo dalla parte della mollica. Quindi si riempono di lampredotto ben caldo (molto importante!) e si conclude con sale, pepe e peperoncino a piacimento e abbondante salsa verde.

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Intolleranza al lattosio e alimenti senza lattosio

Come avrete notato il mio blog tende ad essere a ridotto contenuto di lattosio, poichè sono intollerante al lattosio. Leggo spesso commenti sconsolati di chi pensa che la vita con poco o punto lattosio sia triste, solo cibo triste…. NON E’ VERO! Leggete un po’ le ricette di questo blog se non ci credete….

Di seguito, riporto qualche informazione che a me ha cambiato la vita, come la possibilità di mangiare il parmigiano!

Magari può essere utile a qualcuno!

> Che cos’è il lattosio?

Il lattosio è un disaccaride, cioè uno zucchero complesso composto da due zuccheri semplici, glucosio e galattosio.  Si ritrova nel latte e nella maggior parte dei suoi derivati. È lo zucchero che conferisce al latte un sapore leggermente dolce (anche se è dolce 1/6 rispetto al saccarosio).
Sono state ritrovate tracce di lattosio anche in alcune verdure, ma si parla di quantità veramente basse.

Per azione di enzimi specifici che ne permettono la digestione (lattasi, beta galattossidasi) il lattosio può essere trasformato
in glucosio e galattosio. Il lattosio è facilmente attaccato da numerosi microorganismi ad esempio da quei batteri che provocano la fermentazione del latte per dare lo yogurt. Anche i batteri che fanno si che il formaggio fermenti o stagioni sono capaci di digerire il lattosio, disponendo degli enzimi necessari lo scindono nei suoi zuccheri semplici.

Il lattosio viene prodotto industrialmente dal siero di latte, scarto dell’industria casearia. Viene adoperato nell’industria dolciaria e farmaceutica per al sua capacità di assorbire coloranti e pigmenti e come eccipiente. Serve a umanizzare il latte vaccino (il latte umano contiene molto più lattosio del latte vaccino) e viene utilizzato come substrato per fermentazioni.

> Intolleranza al lattosio?

Per vari motivi il lattosio può risultare non digeribile ad alcune persone a causa di un deficit dell’enzima lattasi. Persone diverse riescono a tollerare quantità di lattosio differenti. In pratica alcuni non lo possono assumere, altri riescono a tollerarne piccole quantità.

Per sapere di più sull’intolleranza al lattosio leggere qui http://www.informacibo.it/franze.htm la spiegazione di un medico.

> In quali alimenti si ritrova il lattosio?


Il lattosio si ritrova in quasi tutti i formaggi freschi (mozzarella, stracchino, pecorino fresco…) nel latte e in molti prodotti in cui viene aggiunto come additivo. (LEGGETE BENE LE ETICHETTE DEI CIBI!)
Salame, cioccolato al latte o fondente, medicinali in compresse…
Una particolarità appartiene al mascarpone che pur essendo un formaggio fresco contiene poco lattosio visto che è sostanzialmente la parte grassa della cagliata ottenuta dalla crema di latte (parte grassa che si separa dal latte quando  il latte viene bollito). Il lattosio si scioglie in acqua e non nella parte grassa e quindi nel mascarpone ne rimane poco. Molto lattosio resta nel siero (cioè nella parte acquosa che si ha “come scarto” quando si produce il mascarpone). Attenzione però: diffidare dai mascarponi definiti “cremosi” perchè spesso vengono aggiunti di latte per migliorarne la consistenza ma risultano ricchi in lattosio!Quindi controllare bene gli ingredienti.

Nei formaggi la quantità di lattosio diminuisce via via che procede la stagionatura  e anche nello yogurt parte del lattosio del latte viene consumata dai batteri durante la sua produzione. In genere il groviera viene ben tollerato essendo a basso contenuto di lattosio.
Da notare che il Parmigiano Reggiano stagionato ALMENO 30 mesi è praticamente un formaggio lactose free, ne contiene circa lo 0,06%, che è pochissimo.

> Derivati del latte impoveriti di lattosio:

Esistono in commercio diversi tipi di latte impoverito di lattosio enzimaticamente, ne conengono circa lo 0.5%. Sono chiamati latte a alta digeribilità ma non tutti riescono comunque a tollerali.
Zmil e accadi’ e simili contengono una quantità di lattosio che seppur minima può risultare comunque indigeribile ai più sensibili. La MILA inoltre produce un latte con meno dello 0.1% di lattosio, quindi praticamente senza lattosio e quindi maggiormente digeribile.

Esiste anche la mozzarella per tutti, la mozzarella senza lattosio, un prodotto messo a punto e brevettato da La
Perla del Mediterraneo, un caseificio della provincia di Salerno insieme alla Seconda Università degli Studi di Napoli.
La mozzarella delattosata è ottenuta similmente al latte delattosato introducendo, in fase di lavorazione, un enzima che elimina il lattosio. È quindi un prodotto che può essere consumato anche da chi è intollerante al lattosio o deve seguire una dieta povera di zuccheri.

Link utili:


TABELLA DEL CONTENUTO DI LATTOSIO NEGLI ALIMENTI

http://www.tantasalute.it/articolo/intolleranza-al-lattosio-no-allesclusione-di-tutti-i-formaggi-e-dello-yogurt/1754/

http://www.mammaepapa.it/salute/pag.asp?nfile=pr_lattosio

http://www.mila.it/it/prodotti/latte-e-latticini/latte-uht-senza-lattosio/

www.perladelmediterraneo.it

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